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ESAMI & CERTIFICAZIONI

Come preparare e superare la prova orale degli esami CILS e CELI: strategie pratiche e gestione del tempo

La prova orale non si prepara imparando risposte a memoria. Serve allenare efficacia comunicativa, lessico, correttezza, pronuncia e capacità di gestire l’interazione.

Come preparare e superare la prova orale degli esami CILS e CELI: strategie pratiche e gestione del tempo

La prova orale mette in difficoltà anche studenti che, sulla carta, conoscono bene l’italiano. Succede perché parlare durante un esame è molto diverso dal completare un esercizio di grammatica o scrivere un testo avendo qualche minuto per pensare. Non c’è il tempo di costruire ogni frase con calma: bisogna capire la domanda, decidere cosa dire, trovare le parole, controllare almeno in parte la grammatica e continuare ad ascoltare l’interlocutore.

È qui che emerge la differenza tra conoscere una lingua e riuscire a usarla.

CILS e CELI sono certificazioni diverse e anche la struttura delle prove cambia a seconda del livello. Non avrebbe quindi senso prepararsi con uno schema universale. Prima di iniziare conviene consultare sempre il formato e gli esempi ufficiali relativi all’esame che si vuole sostenere. Il Centro CILS, per esempio, mette a disposizione prove e criteri di valutazione per i diversi livelli; le produzioni orali vengono registrate e valutate centralmente. Nei CELI la valutazione orale utilizza invece scale diverse secondo il livello.

Preparare l’orale non significa imparare risposte

Uno degli errori più comuni consiste nel preparare lunghi discorsi su argomenti probabili. Funziona fino al momento in cui la domanda cambia leggermente. A quel punto lo studente tenta di adattare ciò che ha memorizzato e il risultato diventa rigido, poco naturale o, peggio, non perfettamente pertinente.

È più utile allenarsi a costruire risposte.

Prima si individua il punto centrale della domanda. Poi si formula una risposta chiara, si aggiunge una spiegazione e, quando serve, un esempio. Una struttura così semplice consente di parlare con ordine anche sotto pressione.

Alla domanda «Preferisci vivere in una grande città o in un piccolo centro?» non serve preparare un discorso perfetto sulla qualità della vita. Basta essere in grado di prendere una posizione, motivarla e svilupparla:

«Preferisco vivere in una grande città perché per il mio lavoro ho bisogno di molti servizi. Naturalmente ci sono anche aspetti negativi, come il traffico e i costi, ma nel mio caso i vantaggi sono maggiori.»

La differenza rispetto a una risposta scolastica è evidente: la grammatica sostiene il contenuto, non lo sostituisce.

Il tempo si impara

Molti candidati hanno due problemi opposti. Alcuni rispondono troppo poco, altri continuano a parlare finché non perdono il filo.

Allenarsi con un cronometro serve soprattutto a sviluppare una percezione della durata. Un minuto è molto più lungo di quanto sembri quando non si sa cosa dire e molto più breve quando si cerca di raccontare tutto.

Durante la preparazione conviene quindi registrare risposte di diversa lunghezza. Prima trenta secondi, poi un minuto, poi due. Non serve rispettare numeri astratti: bisogna abituarsi a sviluppare un’idea senza esaurirla in una frase e senza trasformarla in un monologo incontrollato.

La registrazione permette anche di ascoltare ciò che durante la produzione passa inosservato: ripetizioni, pause troppo lunghe, connettivi usati sempre allo stesso modo, parole riempitive.

Quando manca una parola

Il momento più pericoloso non è dimenticare un termine. È convincersi che senza quel termine non si possa più continuare.

Nella comunicazione reale capita continuamente di non trovare la parola perfetta. Chi possiede una buona competenza linguistica sa aggirare il problema.

Se non viene in mente «cavatappi», si può dire «lo strumento che si usa per aprire una bottiglia di vino». Se manca un verbo preciso, si può scegliere una costruzione più semplice.

Questa capacità di riformulare è importante perché dimostra che la lingua rimane utilizzabile anche quando il vocabolario non è completo.

Fermarsi per quindici secondi alla ricerca di una parola comunica invece l’opposto.

Non correggersi continuamente

Un’altra abitudine dannosa consiste nell’interrompere ogni frase appena ci si accorge di un errore.

Naturalmente la correttezza conta. Nei criteri CILS, per esempio, vengono considerati anche morfosintassi, ricchezza lessicale, pronuncia e intonazione, insieme all’efficacia comunicativa. Ma la produzione orale non è un esercizio scritto letto ad alta voce.

Se un errore cambia il significato, correggerlo può essere utile. Se invece si tratta di una piccola imprecisione che non compromette la comprensione, spesso è meglio terminare il pensiero e continuare.

Durante la preparazione il docente potrà poi tornare sul problema.

Il candidato deve imparare a distinguere tra una correzione che migliora il discorso e una correzione che lo paralizza.

Il lessico va studiato dentro le situazioni

Liste di cinquanta sostantivi aiutano poco durante una conversazione.

Il lessico orale funziona meglio quando viene appreso per combinazioni e contesti.

Non soltanto:

decisione

ma:

prendere una decisione
cambiare decisione
una decisione difficile
essere indeciso

Non soltanto:

opinione

ma:

secondo me
a mio parere
non sono del tutto d’accordo
dipende dal punto di vista

Queste sequenze riducono il lavoro necessario per costruire una frase durante l’esame.

Anche i connettivi meritano attenzione, ma senza trasformarli in decorazioni. «Inoltre», «però», «di conseguenza» servono se collegano realmente due idee. Usarli solo per apparire più avanzati produce un discorso artificiale.

Pronuncia e intonazione

Un accento straniero non è automaticamente un problema. L’obiettivo non è imitare perfettamente un madrelingua, ma essere comprensibili e controllare gli aspetti fonetici che possono creare difficoltà.

Per chi parla russo, ad esempio, le consonanti doppie italiane richiedono attenzione perché possono distinguere parole diverse. Anche ritmo e intonazione incidono sulla naturalezza del discorso.

Registrarsi è particolarmente utile. All’inizio quasi tutti trovano strano ascoltare la propria voce, ma è uno dei modi più efficaci per capire dove il suono reale è diverso da quello che pensavamo di produrre.

La simulazione deve arrivare prima dell’esame

Fare una simulazione il giorno precedente serve poco.

Nelle ultime settimane di preparazione dovrebbe diventare normale ricevere una consegna sconosciuta, avere un tempo limitato per organizzare le idee e parlare senza leggere.

La simulazione funziona se dopo viene analizzata.

Non bisogna correggere tutto. È meglio individuare pochi problemi ricorrenti: per esempio pause eccessive, mancanza di connettivi, errori con i tempi passati, lessico insufficiente su determinati argomenti.

Si lavora su quelli e poi si ripete.

È molto più efficace di una correzione con venti osservazioni che lo studente dimenticherà prima della lezione successiva.

Il giorno dell’esame

Parlare più velocemente non significa parlare meglio.

Una velocità leggermente più lenta ma regolare rende il discorso più chiaro e lascia il tempo necessario per controllare ciò che si sta dicendo.

Bisogna ascoltare l’intera domanda prima di rispondere. Se qualcosa non è chiaro, è preferibile chiedere una spiegazione piuttosto che costruire una risposta su un equivoco.

E, soprattutto, bisogna continuare.

Una frase poco elegante non decide un intero esame. Un errore grammaticale non cancella tutto ciò che è stato detto prima. Il rischio maggiore è permettere a quell’errore di occupare mentalmente anche le frasi successive.

Preparare la prova orale significa arrivare all’esame avendo già affrontato molte volte quella sensazione di dover parlare senza poter controllare tutto.

Quando quella situazione smette di essere eccezionale, anche l’esame cambia natura. Non è più il momento in cui bisogna dimostrare improvvisamente di sapere parlare italiano. È semplicemente un’altra occasione in cui bisogna usarlo.

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