In un incontro professionale internazionale un errore grammaticale viene spesso perdonato.
Un errore di tono molto meno.
Una richiesta può essere linguisticamente corretta e risultare brusca. Una formula di cortesia può essere tradotta perfettamente e apparire eccessiva. Una pausa può essere interpretata come esitazione da una persona e come normale riflessione da un’altra.
È qui che la conoscenza della lingua incontra la competenza interculturale.
Parlare di differenze tra Italia e Russia richiede però cautela. Nessuno comunica semplicemente «come un italiano» o «come un russo».
Età, settore, città, esperienza internazionale, cultura aziendale, ruolo e carattere personale possono cambiare profondamente il modo di comportarsi.
Le differenze culturali sono utili quando aiutano a prestare attenzione. Diventano dannose quando vengono trasformate in stereotipi.
Formalità: osservare prima di adattarsi
In russo la distinzione tra ты e вы rimane molto visibile.
In un rapporto professionale appena iniziato, вы rappresenta normalmente la scelta prudente.
Il passaggio a ты può avvenire rapidamente in alcuni ambienti e molto più lentamente in altri.
In italiano la distanza tra «tu» e «Lei» segue dinamiche proprie. Alcuni settori adottano quasi immediatamente il «tu», altri mantengono a lungo forme più formali.
La traduzione automatica del registro non basta.
Bisogna osservare come l’interlocutore si presenta e quale forma utilizza.
Nome e patronimico
In diversi contesti russi il nome accompagnato dal patronimico rimane una forma importante di rispetto.
Questo non significa che debba essere usato in ogni riunione contemporanea.
In molte aziende internazionali la comunicazione è molto più informale.
La regola migliore è partire dal contesto.
Come si presenta la persona?
Come firma le email?
Come la chiamano i colleghi?
Forzare una formalità che nessuno utilizza può sembrare artificiale quanto eliminarla quando è attesa.
Il primo messaggio conta
Una buona email professionale permette di capire immediatamente:
chi scrive, perché scrive e quale risposta si aspetta.
Quando si comunica in una lingua straniera c’è la tendenza a compensare l’insicurezza aggiungendo formule.
Il risultato può diventare inutilmente lungo.
L’estremo opposto è un messaggio di tre righe troppo diretto.
La soluzione non è trovare una formula universale, ma mantenere chiarezza e cortesia.
Oggetto preciso.
Presentazione essenziale.
Richiesta comprensibile.
Passo successivo esplicito.
Essere diretti senza essere bruschi
Nelle trattative internazionali una frase come «questo prezzo non è accettabile» può essere perfettamente normale in un ambiente e percepita come molto dura in un altro.
Lo stesso vale per formule eccessivamente indirette.
Il problema non è stabilire quale stile sia migliore.
È accorgersi che l’interlocutore può attribuire alla forma un significato diverso dal nostro.
Quando la questione è importante, chiedere conferma evita interpretazioni.
«Se ho compreso correttamente, la vostra posizione è…»
È una frase semplice, ma può evitare una lunga catena di supposizioni.
Il silenzio durante una trattativa
Non tutte le pause devono essere riempite.
Chi è abituato a un ritmo conversazionale molto rapido può interpretare pochi secondi di silenzio come un segnale negativo e iniziare a parlare di nuovo.
In una negoziazione questo può essere un errore.
L’interlocutore potrebbe semplicemente stare pensando.
Tollerare una pausa significa anche lasciare all’altra persona lo spazio per costruire la propria risposta.
È una competenza comunicativa sottovalutata.
Gerarchia e decisioni
Prima di una riunione è importante capire chi parteciperà e quale ruolo possiede.
Una persona può essere molto competente sul progetto e non avere l’autorità necessaria per accettare una proposta.
Questa dinamica non appartiene esclusivamente alla Russia o all’Italia, ma le differenze organizzative tra aziende possono renderla più evidente.
Conoscere titoli, ruoli e responsabilità aiuta anche a scegliere il registro linguistico.
Le riunioni terminano, le interpretazioni rimangono
Dopo un incontro importante è utile inviare un riepilogo scritto.
Decisioni.
Attività.
Responsabili.
Documenti da produrre.
Scadenze.
Prossimo incontro.
La funzione non è soltanto amministrativa.
Mettere per iscritto ciò che è stato concordato costringe le parti a verificare se stanno attribuendo lo stesso significato alle parole utilizzate.
È uno dei modi più semplici per ridurre le incomprensioni interculturali.
L’umorismo richiede cautela
Ironia, battute e sottintesi funzionano perché le persone condividono una grande quantità di contesto.
Quando quel contesto cambia, la battuta può perdere il significato o assumerne uno inatteso.
Questo non significa che una riunione internazionale debba essere fredda.
Significa che l’umorismo più sicuro è quello che non dipende da riferimenti culturali troppo specifici e non mette l’interlocutore in una posizione ambigua.
Tradurre non significa mediare automaticamente
Una persona può conoscere perfettamente due lingue e non comprendere altrettanto bene due culture professionali.
La mediazione interculturale richiede qualcosa in più: riconoscere dove può nascere un’interpretazione differente.
Registro.
Distanza.
Cortesia.
Gerarchia.
Ritmo.
Modo di formulare il dissenso.
Sono elementi che raramente compaiono in un vocabolario, ma influenzano continuamente la comunicazione.
Niente manuale degli italiani e dei russi
Il modo peggiore per prepararsi a lavorare tra due Paesi è costruire un elenco di regole assolute:
«gli italiani fanno…»
«i russi pensano…»
Sono scorciatoie comode e spesso false.
Una preparazione migliore insegna a osservare segnali, fare domande, verificare le interpretazioni e modificare il proprio registro quando necessario.
La cultura diventa così uno strumento di attenzione, non una gabbia.
Conoscere la lingua dell’interlocutore permette di parlare con lui.
Comprendere il contesto in cui quella lingua viene utilizzata permette di ridurre la distanza che rimane anche quando tutte le parole sono corrette.
